ROMA – Un doppio binario fatto di ingenti sostegni economici e fermezza istituzionale. È questa la strategia scelta dal Governo guidato da Giorgia Meloni per disinnescare la bomba sociale delle proteste dei tir, che nei giorni scorsi hanno paralizzato i nodi logistici e le arterie stradali, in particolare nel Mezzogiorno, provocando pesanti disagi alla filiera distributiva e al settore agroalimentare.
Con il decreto-legge approvato in Consiglio dei ministri, l’Esecutivo ha messo sul piatto un pacchetto di interventi immediati, integrando lo stanziamento di risorse già pianificato nei tavoli di concertazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I termini fissati dal provvedimento mirano a rispondere concretamente al nodo centrale della protesta – l’impennata del caro gasolio – ripristinando al contempo l’ordine pubblico e la regolarità delle consegne dei beni di prima necessità.
Le misure economiche: crediti d’imposta e fondi settoriali
Il fulcro dell’intervento governativo è lo stanziamento complessivo di circa 1 miliardo di euro a sostegno della categoria, a cui si aggiunge un pacchetto d’emergenza specifico da 175 milioni di euro ripartito tra trasporti, agricoltura e pesca. Nel dettaglio, i termini dell’accordo prevedono:
- Sostegno al caro-gasolio: lo sblocco immediato di 480 milioni di euro per il settore dell’autotrasporto, integrato da ulteriori 105-106 milioni destinati a rafforzare i crediti d’imposta sul carburante acquistato nel 2026.
- Copertura temporale dei ristori: le risorse copriranno nello specifico le spese sostenute per i consumi di gasolio da marzo ad agosto 2026 (con una tranche da 45,2 milioni) e dal 1° settembre al 5 ottobre 2026 (con ulteriori 60 milioni).
- Adeguamento dei corrispettivi e leasing: oltre ai contributi diretti, sono previsti interventi mirati all’adeguamento obbligatorio delle tariffe di trasporto a protezione dei margini aziendali e tutele sui contratti di leasing delle flotte.
- Fondi per la filiera: per tamponare i danni collaterali causati dai blocchi stradali, il decreto alloca 60 milioni di euro a fondo perduto per l’agricoltura e 10 milioni per la pesca.
La linea della fermezza e lo sblocco dei presidi
Parallelamente alle concessioni economiche, il Governo ha chiarito che non saranno tollerate forme di protesta illegittime. Sulla scia del monito della premier Meloni – ferma nel ribadire un netto «no alle intimidazioni» – la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha formalmente richiesto la precettazione dei manifestanti per imporre la ripresa immediata delle attività e garantire i flussi di approvvigionamento nazionali.
L’azione congiunta di procure, forze dell’ordine e sigle sindacali, unita alle rassicurazioni sull’arrivo dei fondi fornite dal viceministro Edoardo Rixi, ha convinto i trasportatori a rimuovere gradualmente i blocchi stradali e i presidi che stavano asfissiando le tratte del Sud Italia.
Sebbene i rappresentanti di categoria sottolineino che le nuove risorse rappresentino un tampone emergenziale e non la risoluzione strutturale di tutte le criticità del comparto, il decreto ha ristabilito la viabilità. La sfida si sposta ora sulla rapidità burocratica: l’effettiva tenuta della tregua dipenderà dalla velocità con cui gli aiuti promessi arriveranno sui conti correnti delle imprese di trasporto.
Il Governo ha annunciato anche interventi per il settore agricolo con lo stanziamento di 60 milioni di euro per il carburante agricolo, e per la pesca con nuove misure di sostegno per il settore colpito dall’aumento del gasolio.